PDC Iperfocale e Sfocatura

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Lezione 16 PDC Iperfocale e Sfocatura

16. PDC IPERFOCALE E SFOCATURA

La PDC l’iperfocale e la sfocatura sono tre elementi fortemente interconnessi che determinano in gran parte l’aspetto e la leggibilità di una fotografia.Noi possiamo controllare il livello di Profondita’ di campo e la sfocatura della nostra foto tramite alcuni parametri come:

DISTANZA DEL SOGGETTO ED IPERFOCALE 

Il primo dei fattori che influenzano la profondità di campo è la distanza dell’oggetto dall’obiettivo. Maggiore è la distanza, più ampia sarà la profondità di campo, così come avviene anche per l’occhio umano. Più la messa a fuoco viene regolata per un soggetto lontano dall’obiettivo e più aumenta la profondità di campo, ma fino a raggiungere la distanza iperfocale, dove si ottiene la massima profondità di campo possibile (chiamata appunto punto di iper-focalizzazione); oltre questo punto, la profondità di campo comincerà a ridursi di nuovo.

cos’è L’IPERFOCALE

Mettendo a fuoco alla distanza iperfocale si ottiene la massima profondità di campo possibile, la quale si estende dalla metà della distanza iperfocale fino all’infinito. 

Se impostiamo un numero di f con la ghiera dei diaframmi e se osserviamo la scala della profondità di campo incisa sull’obiettivo, troveremo due volte l’indicazione del diaframma utilizzato, una a sinistra (punto A) e una a destra (punto B) del punto che indica la messa a fuoco centrale (punto C).

Il punto A, in corrispondenza della scala delle distanze, ci indica la misura dalla quale inizia la nostra area di messa a fuoco (l’inizio della profondità di campo), il punto B indica invece la distanza fino alla quale la nostra area di messa a fuoco si estenderà (limite della profondità di campo).

Possiamo quindi affermare che tutto ciò che nello spazio sarà compreso tra le distanze indicate dai punti A e B sulla scala delle distanze sarà a fuoco, dunque nitido una volta stampata o visualizzata al computer, perché sarà contenuto all’interno della nostra profondità di campo.

L’iperfocale può essere sfruttata solo su alcuni obiettivi che riportano la scala suo barilotto della profondità di campo. In questo caso ci basterà far combaciare il segno dell’infinito sul valore di del diaframma impostato e dalla scala stessa del PDc potremo leggere la nostra zona di messa a fuoco.

Il calcolo dell’iperfocale viene fatto in modo inverso rispetto a ciò cui siamo abituati a pensare, ovvero partendo dalla distanza più lontana rispetto a noi (l’infinito). Per impostare l’iperfocale dobbiamo posizionare il valore infinito delle distanze sulla nostra scala di messa a fuoco in corrispondenza del punto B e osservare il valore in corrispondenza del punto A.

Nell’esempio che vedete, saranno a fuoco tutti quegli elementi nello spazio che, davanti al nostro obiettivo 28mm impostato a f/11, si troveranno tra l’infinito (punto B) e 1,2m di distanza (punto A). Così avremmo ottenuto il massimo di profondità di campo per questo obiettivo. Ovvio che la scala cambia a seconda dell’ottica usata.

PROFONDITA DI CAMPO E DIAFRAMMA

Profondità di campo e diaframma

L’apertura del diaframma, oltre a essere uno degli elementi principali del triangolo dell’esposizione, è anche la risorsa creativa più importante che ha un fotografo in quanto è uno degli elementi che determina la PDC di una foto e dunque il suo aspetto.

Regolando l’apertura del diaframma possiamo aumentare o diminuire lo spazio nitido e lo sfocato. Alla massima apertura del diaframma (num f più basso), abbiamo la minima profondità di campo ed un’ampia zona sfocata.

Alla minima apertura del diaframma (num f più alto), abbiamo la massima profondità di campo dunque una zona quasi totalmente nitida. Questo perché aprendo e chiudendo il diaframma noi andiamo a ingrandire o rimpicciolire i cerchi sul piano focale che vanno a superare o o meno la grandezza del circolo di confusione.

Duque nei panorami avremo bisogno di una grande zona nitida e scatteremo con un apertura che va da f16 a 22 o più. Mentre se scattiamo una foto macro o un ritratto e vogliamo staccare il soggetto dallo sfondo useremo un’apertura di f1,8 o al massimo f 4.

Capirete bene quindi che cambiare la profondità di campo cambia completamente la percezione del soggetto nella foto. Ed è questo uno dei motivi per cui la profondità di campo è una risorsa creativa così importante.

PROFONDITA DI CAMPO E LUNGHEZZA FOCALE

Abbiamo già accennato al rapporto tra lunghezza focale e prospettiva. Ora aggiungiamo che la lunghezza focale caratterizza anche la profondità di campo. Dunque ottiche grandangolari aumentano la profondità di campo e la zona nitida anche a grandi aperture di diaframma. Viceversa i teleobiettivi a parità di apertura con un grandangolo creano una zona nitida ristretta ed un ampio sfocato.

Dobbiamo però precisare che il rapporto fra PdC e focale deriva più che altro dall’uso tipico che se ne fa (focali lunghe per riprendere oggetti distanti e focali corte per soggetti vicini), piuttosto che dalle reali proprietà fisiche delle lenti.

Questo concetto può essere chiarito con un esempio: usando una focale di 400 mm (nel caso di sensore digitale Full-Frame) ad una apertura del diaframma di f/2,8, per riprendere un soggetto a 10 metri di distanza, la profondità di campo risulta essere di soli 10 cm . Usando invece una focale di 50 mm sempre a f/2,8, FF, per lo stesso soggetto, la profondità di campo passerebbe da 10 cm a 762 cm, quasi 8 metri, apparentemente confermando la menzionata affermazione sul rapporto fra profondità di campo e lunghezza focale. Tuttavia, ricomponendo l’immagine in modo che il soggetto occupi lo stesso spazio nel fotogramma (ovvero con lo stesso rapporto di riproduzione), dovrebbe semplicemente avvicinarsi al soggetto fino ad una distanza di 1,25 m. E a questo punto, la profondità di campo tornerebbe ad essere praticamente la stessa, ovvero circa 10 cm.

PDC E GRANDEZZA DEL SENSORE

Premesso che la pdc (profondità di campo) diminuisce avvicinandoci al soggetto, con un 50mm FF su un sensore full-frame realizziamo questo scatto (sotto) con relativa sfocatura e pdc. Utilizzando lo stesso 50mm FF su sensore APS-C per avere lo stesso scatto ci dovremmo avvicinare molto meno, a causa del fattore di crop di 1,5x e quindi ci sarà più PDC. Dunque la differenza sta nella distanza dal soggetto, con sensori ridotti ci avviciniamo di meno per avere la stessa composizione.

Quindi APS-C o Full-Frame hanno la stessa profondità di campo, perché il diaframma non varia!

Inoltre il Full-Frame usa anche i bordi dell’obiettivo, avendo una maggiore zona di sfocato.

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Chi è Fabrizio Conte

Fabrizio Conte nasce nella millenaria città di Roma nel Gennaio del 1979. E’ un professionista delle immagini digitali, video e fotografiche. Tramite le sue produzioni crea campagne di digital marketing e social media marketing su misura per ogni tipo di azienda o prodotto. Si cimenta in vari generi fotografici, indirizzati sia alle aziende che ai clienti privati. Organizza su tutto il territorio nazionale, corsi e seminari di fotografia. Gestisce vari canali web dove tratta di tutorial e recensioni su software della casa Adobe e materiale foto/video. Ha maturato esperienze come operatore di macchina di sistemi Panasonic P2, Canon Cinema C series. Esperto nell’uso di programmi di fotoritocco (Photoshop, Lightroom) e di programmi di editing (AfterEffects, Premier, Final Cut). La sua formazione professionale parte dall’Università La Sapienza di Roma, per proseguire con l’attestato di DOP e Montatore all’Accademia del cinema di Bologna e si completa con tutta una serie di corsi e workshop tenuti da professionisti di fama internazionale quali S. Bartocha, M. Santoni ed altri. Organizza eventi formativi sul territorio, workshop, escursioni e corsi di fotografiaAl suo fianco vi sono diversi altri professionisti freelance che lo supportano in tutta una serie di campi specifici quali digital marketing, grafica 3D, web design, editing, storytelling ed altro, per offrire ai propri clienti un servizio a 360° che non lasci nulla al caso.

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